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Jonio, Per La 106 Proclami E Basta

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Strani modi di «protestare» nel Nord della Calabria. La Sibaritide mostra i muscoli per la nuova Ss 106 Jonica, fino a scomodare internet e i suoi siti più popolari. Si minacciano «azioni clamorose». Ma poi tutto si spegne in buona pace di chi finisce per non organizzare nulla e della gente locale...
 
La protesta corre su internet. O solo lì? Ora un mezzo dubbio è lecito a chi vuole bene il territorio jonico. Pure perché, specie quando si alza la voce, la chiarezza dovrebbe essere la parola d’ordine generale. Si parla di Ss 106 Jonica, come sempre e come al solito. Ma mica è una colpa di chi protesta. O, almeno, vorrebbe farlo.
Questa è una delle più vergognose infrastrutture della Penisola. Una vera e propria trappola per chi ci viaggia. Un campo di battaglia, per una guerra mai annunciata in maniera ufficiale. Ma che lo stesso fa decine di vittime ogni anno. Tutte considerazioni giuste e risapute. E che ogni volta bastano da sole per fare arrabbiare le popolazioni del territorio. E anche chi si organizza per... organizzarle. Magari studiando eventi pubblici capaci di «fare notizia» e regalare alla grande questione sibarita il giusto riflesso sui media locali e nazionali. Come?
Magari, appunto, cercando anche di sfruttare appieno il potenziale di internet. Quindi lanciando sulla grande Rete una serie di messaggi e di proposte che riescano a far aumentare il popolo degli scontenti della 106. Del resto ci sono ormai tanti siti che offrono spazio e anche la giusta dose - in quantità - di uditorio. Anche l’ormai famosissimo Facebook può essere utile. E in effetti lo è. Esistono dei Gruppi volontari che cercano di sensibilizzare il resto della società civile sulle grandi questioni del territorio jonico.
Così per la 106 Jonica. Fino ad arrivare alla «chiamata alle armi» per bloccare, addirittura, la stessa Superstrada tra Mirto e Rossano, così da vedere Roma e Catanzaro cosa fanno rispetto alla presenza, proprio in questo angolo di Calabria, di un ponte - quello sul fiume Trionto - che urge di un qualche intervento. Quindi, che sia protesta e «di quelle clamorose». Così un primo sabato... così un secondo. Ogni volta c’è chi annuncia la messa in scena del particolare sit in. Ma guai a organizzarsi per esserci: oltre le parole, infatti, non succede niente. E proprio nel senso che nessuna manifestazione viene organizzata davvero. La prima volta senza neppure una mezza scusa per giustificare il flop.
Nella seconda occasione, quanto meno, c’è chi abbozza un mezzo motivo «per cui stavolta...». Si vuole protestare fermando il traffico per qualche ora sulla 106 ma anche evidenziando come ci siano cantieri infiniti anche nell’entroterra jonica, quando c’è da trattare infrastrutture viarie. Per questo si invitano alcune comunità della Sila Greca a farsi sentire verso la marina crosiota. Ma nevica. Morale della favola, salta tutto anche in questa occasione. Sarà internet. Sarà che in certe occasioni il computer non aiuta più di tanto. Sarà questo o altro ancora. Meno male, però, che in altre situazioni la protesta anti-106 funzioni. O, meglio, si riesca a organizzare incontri pubblici in cui cittadini e mondo politico - quello locale, per ora... - si guardano in faccia e si dicono cosa pensano del problema.
Così a Villapiana, a Corigliano. C’è voglia di capire cosa ci sia dietro l’angolo. Per appurare l’esistenza o meno di qualche progetto. Ci sono cantieri in vista? Ci sarà una migliore manutenzione ordinaria dei chilometri della 106? Ci sarà una sua migliore messa in sicurezza? Se ne riparla. Qualcuno non nasconde la propria stanchezza: «Sempre e soltanto parole». Quello che nessuno racconta in certi - pur lodevoli - incontri pubblici è che nella gente comune comincia a serpeggiare una certa sfiducia. E anche una strana «distanza» da certi argomenti. Insomma, a furia di parlarne e basta, il dramma della 106 sembra quasi una barzelletta. Che tutti conoscono ormai, al punto tale da non suscitare più grande interesse nei più.
Invece no, la questione è di quelle serie. Anche per questo certi messaggi su internet meriterebbero più fortuna. Guai a trasformare tutto in farsa. Perché non si ha a che fare con un problema come tanti: qui c’è gente che ci si è giocata la vita. Già solo questo deve far riflettere. Non si scherza con il destino di un’intera popolazione.
 
 
 
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LIBERAL  - VIA   |213.26.205.xxx |2010-03-06 17:26:27
MA ANCORA CREDIAMO ALLE BARZELLETTE?
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