Vivere in Periferia. Di sogni e di rabbia. Questa è la storia di un Amore... ma non soltanto di questo. Forse è il simbolo di un male di essere che fa parte del Dna di un Popolo sempre in cerca di una soluzione in più per sentirsi migliore. Così si vive nel nostro Sud: con la paura finanche di poter volare.
Vi raccontiamo una storia. E forse non è neppure una soltanto. Vi raccontiamo come si vive nel Sud della Sibaritide. Ma forse è così che si vive un po’ ovunque e non solo nelle periferie italiane. Così, ancora, è probabile che si respirino i pensieri anche lontano dalle nostre ombre calabresi. Da dove partiamo?
Ecco, da qui: dal destino, il caso, quando tutto poi si intreccia, e segna. Segna quel percorso chiamato Vita. Non c’è altro da dire per annunciarvi la nostra trama. La Vita sa parlare da sola e lo farà anche stavolta. Andiamo, allora. Oggi ci si ama attraverso una chat, si amoreggia attraverso gli sms... si consuma sesso in modo virtuale. Ma le lettere d’amore, i sassolini che si lanciavano alla finestra come richiamo per far affacciare la propria amata, il corteggiamento, l’amore con la A maiuscola: tutto questo esiste ancora? Oppure c’è solo la voglia di consumare tutto velocemente?
Tutte queste domande sorgono, «spontanee» quando poi si ascolta una storia che fa rabbrividire, che fa commuovere. A me, a noi del Piccolo, è stata raccontata, e, come testimonianza di amore vero, concedetecelo, noi la racconteremo a voi, appunto. Andiamo un po’ indietro con il tempo. Proviamo a vivere, proviamo a sentire...
Anna è una ragazza di 18 anni. Ha un incidente in moto che gli causa problemi a una gamba. Viene portata presso il più vicino ospedale, dove verrà subito operata. Operata e ingessata. È a letto, pare che l’intervento sia riuscito. È qui, il famoso destino ci mette lo zampino. In quella stanza appena soleggiata, entra a farle visita un dottore. Uno diverso, uno che lei non ha mai visto prima. È un giovane dottore, pressappoco 11 anni più di lei. Lo chiameremo Stefano. Ma ritorniamo in quella camera. Il giovane dottore sente un cattivo odore, e lo sente man mano che si avvicina ad Anna. C’è qualcosa che non va. Chiede un seghino per tagliare una parte di gesso. E quello che non doveva essere, invece si sta verificando. La gamba è in putrefazione, hanno sbagliato qualcosa nell’operarla. Anna viene d’urgenza trasferita in un ospedale del Nord. L’ospedale dal quale proveniva Stefano.
Viene ri-operata, un intervento difficilissimo, ma che andrà bene. Anna e Stefano si innamorano. Nasce l’amore, un amore dolce, un amore vissuto tra la vita e la morte. La loro storia durerà due anni. Anna non riesce a fare l’amore con Stefano si sente ancora piccola, dice «erano altri tempi quelli». Lascia quindi quella città, quella città che aveva coronato l’amore tra lei e Stefano. Fa una promessa a se stessa mentre le lacrime bagnano il suo viso, «mi sposerò e farò un figlio con il primo uomo che incontrerò». Lei lo prometteva a se stessa, Stefano fece una promessa a lei. «Se lo farai tu, allora lo farò anche io». Così fu. Sia per Anna, sia per Stefano.
Lei si sposò subito dopo, il 16 gennaio: lui il 14 febbraio. Ebbero entrambi un figlio. Così lontani, ma così vicini. Continuarono ad amarsi pur avendo due vite e due famiglie diverse. Si sentivano tutti i giorni, e i giorni intanto passavano. Stefano è un medico di frontiera, deve partire, chiama Anna: in quella telefonata, quella mattina, promette a lei, che al suo rientro andrà a prenderla. Hanno deciso, basta amarsi così, basta farsi male. Stefano è in moto, e mentre va verso casa per preparare la valigia, ha un incidente. Si rialza, però, e con le sue stesse gambe va in ospedale. Esternamente non ha grossi traumi, internamente invece cova qualcosa, ha la milza spappolata. Stefano, da lì a poco morirà. Anna, oggi, ha nuovamente problemi alla gamba. La sua gamba inizia a diventare nera. Lei però non vuole curarsi. Dice «non posso, ho due figli e un marito ai quali badare, ma soprattutto è il prezzo che devo pagare per non essere stata con lui». Un prezzo forse troppo alto.
Forza Anna se queste righe potranno servire a qualcosa, allora non mollare. Stefano avrebbe voluto che tu ti curassi. La nostra storia finisce qui. Ha un senso? Vale, l’apertura di un giornale come il nostro? E, soprattutto, servirà a qualcosa? Non ci sono risposte. E non c’è logica. Nel tempo dell’amore in chat, abbiamo soltanto descritto il sapore salato di qualche lacrima. Senza voler dire niente di più. La Vita ci scorre lenta addosso.
Supera la tastiera del nostro computer. Va finanche oltre i vostri occhi attenti di lettori. E poi basta. A volte anche un giornale può riuscire nel miracolo di farci pensare a queste «cose piccole»...
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